Caposcala cercasi: l’eroe (non) riconosciuto del condominio

Nei condomìni più articolati, dove numerose famiglie condividono spazi e responsabilità comuni, affiancare alla figura dell’amministratore un riferimento interno può fare la differenza. È qui che entra in gioco la figura del caposcala (o “rappresentante di scala”).
Va chiarito subito che si tratta di un ruolo non obbligatorio, che non trova una specifica previsione normativa dedicata nel Codice Civile — eppure sempre più utile, soprattutto in contesti complessi.


Qualsiasi proprietario dell’unità immobiliare all’interno della scala interessata può assumere il ruolo di caposcala. In alcuni casi anche un inquilino può ricoprirlo, se l’assemblea lo ritiene opportuno.
La nomina avviene normalmente tramite una delibera assembleare che ne stabilisce la durata, i compiti e – in alcuni casi – un eventuale compenso.
Le maggioranze richieste seguono quelle ordinarie per le deliberazioni dell’assemblea: in prima convocazione la maggioranza degli intervenuti che rappresentino almeno 500 millesimi; in seconda convocazione la maggioranza degli intervenuti purché rappresentino almeno un terzo dei millesimi.
È importante che tutto sia riportato nel regolamento condominiale o in una delibera ad hoc, per evitare zone di incertezza.


Pur non avendo poteri decisionali autonomi, il caposcala svolge una funzione operativa molto concreta di supporto e raccordo. Tra i compiti più comuni troviamo:

  • Far da canale tra i condomini della scala e l’amministratore, raccogliendo segnalazioni di guasti, disservizi o esigenze degli abitanti.
  • Gestire l’accesso agli spazi comuni (ad esempio chiavi per vani tecnici) o coordinarne l’uso.
  • Comunicare le decisioni o le comunicazioni dell’amministratore agli utenti della scala.
  • In alcuni casi, se deliberato dall’assemblea, anche incassare quote condominiali o gestire piccoli interventi urgenti, sempre sotto la supervisione dell’amministratore.

È fondamentale chiarire che non può sostituirsi all’amministratore nelle decisioni strategiche o nell’assunzione di incarichi importanti: il suo è un ruolo di supporto, non di gestione autonoma.


Dal punto di vista economico, non c’è una norma che imponga un compenso al caposcala. Spesso la carica viene ricoperta volontariamente, come forma di collaborazione tra vicini.
Tuttavia, nulla vieta che l’assemblea deliberi un rimborso spese o una piccola indennità, a patto che sia approvato e ripartito secondo le tabelle millesimali.


In stabili con più scale, molti appartamenti e frequentazione elevata, la figura del caposcala facilita la vita quotidiana condominiale: snellisce le comunicazioni, accelera gli interventi e aiuta a mantenere un buon clima di convivenza.
Nel nostro ambito – contesti residenziali recenti di qualità, come taluni a Ponzano Veneto e zone vicine – valutare l’inclusione di questa figura può essere un plus da segnalare ai proprietari: un segno di gestione attenta e di comunità ben organizzata.

In fondo, il caposcala è un po’ come il Wi-Fi condominiale: tutti lo usano, nessuno sa come funziona, ma se manca… iniziano i guai.

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